BECKETT / L’INNOMMABLE

on essaie la mer, on essaie la ville, on se cherche dans la montagne et dans la plaine, que voulez vous, on se veut, on se veut dans son coin, ce n’est pas l’amour, ce n’est pas la curiosité, on est inquiet, c’est la fatigue, on veut s’arrêter, ne plus voyager, ne plus chercher, ne plus mentir, ne plus parler, fermer les yeux, mais les siens, se mettre la main dessus quoi, après ça ne traînera pas. Je remarque une chose, les autres ont complètement disparus. C’est louche. D’ailleurs je ne remarque rien, je continue comme je peux, si ça prend un sens je ni peux rien, je suis passé par ici, ceci est passé devant moi, des milliers de fois, c’est son tour, il s’en ira et ce sera autre chose, un autre instant de mon vieil instant, le voilà, ce vieux sens que je vais me donner, que je ne vais pas pouvoir me donner, il y a un dieu pour les damnés, comme au premier jour, c’est aujourd’hui le premier jour…

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6 commenti
  1. alfred58 ha detto:

    “ proviamo con il mare, proviamo con la città, ci cerchiamo nella montagna e nella pianura, che volete farci, ci vogliamo, ci vogliamo in un angolo, non è l’amore, non è la curiosità, siamo inquieti, è la fatica, vogliamo fermarci, non viaggiare più, non cercare più, non mentire più, non parlare più, chiudere gli occhi, ma i propri, mettersi la mano sulla testa, dopo non durerà. Noto una cosa, gli altri sono completamente scomparsi. Non è certo. D’altronde non noto nulla, continuo come posso, se assume un senso non posso farci nulla, sono passato da qui, questo è passato davanti a me, migliaia di volte, è il suo turno, se ne andrà e sarà altra cosa, un altro istante del mio vecchio istante, eccolo, questo vecchio senso che mi darò, che non potrò darmi, c’è un dio per i dannati, come il primo giorno, è oggi il primo giorno…”

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  2. eccolo, questo vecchio senso che mi darò, che non potrò darmi, c’è un dio per i dannati, come il primo giorno, è oggi il primo giorno…”

    Se nulla può poggiare stabilmente su un senso definitivo, la molteplicità, la mutevolezza e la frammentazione, non ingabbiabili in un unico schema, rendono l’uomo nudo di fronte agli eventi.
    La ricerca del significato, piuttosto che il sesso o il potere, è il bisogno primario e incoercibile dell’uomo. Il senso che attribuiamo alle cose è nel senso di noi stessi, ciò che ci definisce. Inquietudine, impotenza e stanchezza, quando la realtà non è che illusione e ogni tentativo di dare senso unitario è solo apparenza.
    Notevole come, con quanta essenzialità, disperata lucidità e comunque poesia, Beckett sia capace di avvicinare a questa solitudine esistenziale.

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  3. OT, scusate, di fretta passo.
    Caro cugino, ti ho visto in rete, e apèprofitto per mandarti un abbraccio padovano, dopo due mesi di distanza: un bacio anche a cugina farouche.
    A presto
    Maddalena (e Mario)

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  4. alfred58 ha detto:

    Inquietudine, impotenza e stanchezza, quando la realtà non è che illusione e ogni tentativo di dare senso unitario è solo apparenza.

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