SEBALD / Austerlitz

In “Austerlitz” di Sebald troviamo una descrizione della Biblioteca Nazionale di Parigi; visualizzata in un cortometraggio in bianco e nero:

“… e come i ricercatori costituissero, nella loro totalità legata all’apparato della biblioteca, un organismo altamente complesso e in continuo sviluppo, sempre bisognoso, per nutrirsi, di miriadi di parole, al fine di produrre, dal canto suo, nuove miriadi di parole. Questo film, cui ho assistito una sola volta, ma che nella mia mente aveva assunto tratti sempre più fantastici e immani, credo avesse per titolo Toute la mémoire du monde e fosse opera di Alain Resnais.”

Dopo aver descritto la Biblioteca nazionale in Via Richelieu, dove si recava per lunghe ore, ad un certo punto il protagonista “Austerlitz” ci descrive la nuova Biblioteca Nazionale al Quai François Mauriac e intraprende una lunga conversazione con un impiegato:

“… sul progressivo atrofizzarsi della nostra capacità mnemonica, che va di pari passo con il proliferare dell’informazione, e sul naufragio già in corso, l’effondrement, … della Bibliothèque Nationale. Il nuovo edificio della biblioteca, che, per il suo intero impianto nonché per il regolamento interno ai limiti dell’assurdo, tende a escludere il lettore quale potenziale nemico, è quasi… la manifestazione ufficiale del bisogno, che si annuncia sempre più impellente, di farla finita con tutto quanto abbia ancora un nesso vitale con il passato”.

Leggendo questo passo non si può fare a meno di pensare a uno spazio di proliferazione e di infinita ripetizione dell’informazione, dove lo spirito di concentrazione di un lettore è messo davvero a dura prova. Il lettore, ovvero colui che va in cerca del ricordo di se stesso, del momento in cui si è perso nel reale, senza alcuna certezza del futuro. “Maxime du Camp, reduce dalla traversata dei deserti dell’Oriente, formatisi (come lui stesso scriveva) dalla polvere dei morti…” vede di nuovo Parigi, sorretto dalla visione di un passato che non sprofonda più nei sotterranei parigini. “Dans l’Orient désert. Trasforma tutti i materiali della visione in una sensazione unica, d’ordine viscerale” (Barthes). Nella struttura della Biblioteca parigina Austerlitz, al contrario, non riesce a mettersi sulle tracce del padre disperso a Parigi. Dopo aver alzato più volte gli occhi dai libri per fissare la sua attenzione sulla labirintica struttura della biblioteca:

“Più volte è anche accaduto, disse Austerlitz, che alcuni uccelli, smarritisi nella foresta della biblioteca, volassero verso gli alberi riflessi nei vetri della sala di lettura e, dopo un colpo sordo, precipitassero a terra senza vita”. Gli incidenti nella vita dei singoli, che un miraggio devia dal loro percorso, rimandano per analogia alla “disfunzione cronica e alla labilità costituzionale” dei nostri sistemi d’informazione: biblioteche o sistemi informatici.

Si ritrova nella finzione dei romanzi di Balzac, comprendendo attraverso l’avventura del colonnello Chabert quale labile confine separi la vita dalla morte. Ritorno dai morti, la cui impossibilità è oggi dovuta alla stratificazione delle città, all’accumulo di materiali eterocliti, senza riguardo alla storia personale.

La ricerca per Austerlitz e per la letteratura, non avrà fine, un indizio di vita farà di nuovo vibrare i fili della memoria. Forse sarà soltanto un passeggiare in pantofole tra le tombe… anche se malinconicamente sappiamo che dall’abisso “mai potranno risalire in superficie”.

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  1. mondo vasto sconosciuto e di codardi…
    hai omesso questa specificazione di notevole significato per i passanti

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  2. Anonimaqui ha detto:

    Red… chiuderebbe il blog.

    L’anonimo mi pare sia il “tenutario” di qui no?… non credo che per questi pascoli ( senza erba o altro pastume per le povere pecorelle smarrite) vaghino anonimi che non siano gli stessi proprietari del pascolo.

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  3. anonimo ha detto:

    GIOCHI DI PAZIENZA
    …. ed è appunto supponendo tutto e scegliendo le congetture più probabili che i giudici, le spie, gli amanti e gli studiosi indovinano la verità di cui vanno in cerca. (Balzac)

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  4. anonimo ha detto:

    Quanto possono le buone parole! Quante possibilità di riportare la quiete, se ci si dimentica di sé, della propria vanità, della propria pretesa di aver sempre ragione, della propria avidità di dominio, dei propri mille e uno specchi!
    (Elias Canetti)

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  5. anonimo ha detto:

    Resisterà fino alla morte
    il tuo veleno
    dov’è la tua spina
    nel cuore del fiore
    dov’è morte la tua spina
    se non in me.

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  6. Anonimaqui ha detto:

    # 55 e # 56.. suvvia uno sforzicino ( piccolo sforzo)… ditelo con parole vostre. Semplicemente, pacatamente, CON PAROLE VOSTRE.

    In mancanza delle parole di altri, non vi rimane nulla da dire?

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  7. Anonimaqui ha detto:

    Alfred.. scrivi, scrivi, scrivi, usando le tue parole.

    Non devi copiare, copiare, copiare le parole di altri.

    Forse un giorno qualcuno scriverà usando le tue parole.

    Secondo me la cosa ti farà incazzare di brutto.

    ” Incazzare di brutto”.. chissà se Canetti o Balzac hanno mai usato questa espressione.

    Intanto tu Alfred non me la copiare!

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  8. DinoConta ha detto:

    Ma sei sempre (Anonima)qui-RedPasion?
    Quasi quasi mi affeziono!

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  9. Anonimaqui ha detto:

    Dino… mi affezionerei pure io a te, se tu facessi Canta di cognome e non Conta.

    Sai sono sottigliezze che CONTANO nella vita:)

    Non sono Redpassion, ma ovviamente la conosco.

    Questa è la verità, se non ci credi, cazzolini tuoi:).

    E tu chi sei? il proprietario del pascolo (senza erba) che per dire cazzate cambia nick? o scrive da anonimo?

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  10. io direi di chiudere ogni questione immediatamente. mi tediate tutti oltre ogni limite. pure tu anonimaqui…qui sei noiosissima. da me sei più brillante. è l’ovatta che ti crea questi effetti?

    contadino… se mi confondi con anonimaqui… nemmeno ti commento.

    p.s. x anonimaqui
    mi conosci da una vita e sai che riprendo tutti per il nick.
    sono RedPaSion
    non Passion.

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  11. Farouche
    non avertela a male.
    ti apprezzo più di quanto tu possa credere
    fra le donne bloggers sei una delle mie preferite
    il fatto che siamo incompatibili non incide assolutamente sulla stima che ho di te.

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  12. farouche ha detto:

    Condivido il tedio Red.
    Ecco, buona idea. L’atmosfera era diventata irrespirabile per i miei gusti, e decisamente troppo affollata…sai già come la penso in fatto di dialogo, apertura e di rispetto. Ti ringrazio per la stima.

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  13. Anonimaqui ha detto:

    Ma il tedio è più intenso della noia?

    Ciao Alfred.. sono passata a salutarti, sapevo di mancarti.

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