HELLER-ROAZEN / ECOLALIE

 

“Il semiotico è la musica della poesia. Retrospettivamente, è ciò che il bambino articola con il suo balbettio prima di imparare le parole…” (J. Kristeva)


                        

Ecolalie, una sinfonia di testi su una sola lingua, una sinfonia di lingue per un solo testo.
La perdita dei suoni: ecolalia infantile plurilingue, lingua di Dio (aleph), fonemi silenziosi – La morte delle lingue, la loro reviviscenza sotto altre forme, la lingua perduta o proto-lingua – Lingua (della) madre, sfide grammaticali, Canetti, Wolfson, Abu Nuwas, Landolfi – Babele, abitare la lingua. Il libro di Heller-Roazen è formato da capitoli che s’intersecano, dove la linguistica, la psicanalisi, la letteratura, s’incontrano a partire dal dubbio sollevato dall’origine del linguaggio, sintomo creativo che diviene a sua volta segno di una mancanza originaria, di una perdita che perdura. Nell’infanzia avviene il vero processo d’apprendimento d’una lingua che si struttura sopra frammenti ecolalici. Infiniti nella loro varietà, questi frammenti contengono potenzialmente tutte le lingue. Per apprendere la lingua madre il bambino dovrà sacrificare questa molteplicità all’uno. “Rimane l’eco di quel balbettio indistinto, immemoriale…”. L’ecolalia che ancora portiamo in noi.
A quella prima perdita necessaria di cui non ci dimentichiamo, faranno seguito altre perdite: la perdita degli dèi (cap III Aleph), la perdita di fonemi inutilizzati (cap. IV Fonemi in via di estinzione). Più o meno necessarie, più o meno traumatiche, struttureranno il nostro inconscio e riappariranno nelle espressioni visibili della religiosità e creatività umana, nella poesia.
La parola, l’alfabeto, la scrittura “custodisce l’oblio” della voce. La scrittura diventa il segno di una metamorfosi dolorosa per la ninfa “Io” di Ovidio (cap. XIII La mucca che sapeva scrivere), come per scrittori e poeti in esilio (Arendt, Brodskij). Dalla voce può anche sorgere un divieto di metamorfosi (Canetti – cap. XVI), parola d’ordine o sentenza di morte simbolica che significa “tu sei già morto”. Quella che ascoltiamo” scrivono Deleuze-Guattari in Millepiani, a proposito di Canetti (enantiomorfosi) “è una parola d’ordine che è sentenza di morte, simbolica, iniziatica, temporanea”. La “lingua-senza-corpo che scrive” nel racconto Valdemar di Poe (cap XV Aglossostomografia).
La lingua materna può diventare anche prigione, la madre di Canetti (nel primo tomo della sua autobiografia, La lingua salvata) lo imprigiona nella “sua” lingua materna, che non è più la lingua di famiglia, ma la “lingua della madre”, il vincolo affettivo. L’incontro con la scrittura si rivelò decisivo per Canetti, ma capì che per la madre “il tedesco era la lingua dell’intimità e dell’affetto”, “il bambino era solo il sostituto del padre morto e dei loro colloqui d’amore spezzati”. L’acquisizione della nuova lingua non fu una lingua straniera, ma “una lingua madre innestata con ritardo e con vero dolore… una seconda nascita”
Le altre lingue che si mescolavano nella sua infanzia nomade hanno relegato il bulgaro nell’oblio del paese in cui era nato. Nel mettere su carta i suoi ricordi d’infanzia, scrive Canetti, “la traduzione si è compiuta spontaneamente nel mio inconscio”, quindi non c’è alcuna deformazione. La lingua dell’infanzia dimenticata trova una nuova musica attraverso una nuova lingua, ma quei suoni infantili della lingua dimenticata sono ancora dentro di lui, agiscono inconsciamente, sollevano veli, echi, designano una perdita. “È perdendo la madre che si scopre che la propria lingua madre è sempre già perduta”. Come la lingua della poesia, che è sempre un’altra lingua tradotta dalla lingua madre, scrive Marina Cvetaeva.

 

Daniel Heller-Roazen, Ecolalie. Saggio sull’oblio delle lingue, Quodlibet 2008

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20 commenti
  1. farouche ha detto:

    prospettiva affascinante quella ecolalica da cui guardare alla poesia, alla sua creazione e alla genesi del linguaggio. la potenzialità indistinta dell’infanzia si manifesta anche nella lingua, condizione uroborica e felice che deve diventare coscienza, e individuazione e quindi lingua per poi poter fiorire in linguaggio, la nostra prima metamorfosi: dalla totipotenza ecolalica alla lingua madre, definita, consapevole, radicata nel mondo affettivo, poi convogliata nel mondo con la propria individualità sonora, la voce.
    come piccola esperienza personale dirò che in India con la febbre altissima ho ripetuto il mio piccolo delirio ecolalico delle febbri infantili…nell’allentamento della coscienza mi sentivo pronunciare, senza poterne arrestare il flusso strani suoni, probabilmente ricordi acustici del giorni precedenti di malayalam mescolati all’inglese con cui dovevo esprimermi forzatamente per ricevere cure; ricordo solo che emettevo fonemi a cascata, a gran velocità…ecolalie impazzite forse 🙂 attendo il seguito

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  2. caro Alfred ..ciò che oggi scrivo mi comincia dentro quasi come una nenia vischiosa e scintillante e prima che io possa dirlo si arrotola e srotola e mi punge la lingua e me l’accarezza…ed è davvero come quando da bambina mi stendevo a pancia in giù nell’erba alta e giocavo con la voce -piccoli gorgheggi ,come un minuscolo volatile ..caduto a terra con un’ala spezzata e poi di nuovo in alto ,perso in un immenso cielo…

    e poi,la lingua con cui parlavo con la volpe o coi miei gatti era tutta in quel senso…un ruscello vibrante di suoni cristallini e cupi..

    *O

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  3. alfred58 ha detto:

    @ far e orsa

    “La musica delle lettere, secondo Mallarmé, rinnova il linguaggio radicandolo nell’inconscio e nel corpo”. Altri codici ha la poesia rispetto al linguaggio codificato. “La tua ineffabile presenza rischiarata nei codici della poesia”.

    Ecolalie, glossolalie, linguaggio poetico, verbo degli uccelli… il delirio ecolalico delle febbre infantili … la voce-lingua che si spezza come ala di un uccello e poi fluisce di nuovo in cielo….

    Che dire dell’emozione che mi hanno dato i vostri commenti, se non regalarvi una traccia più approfondita della mia lettura…

    Metamorfosi. Con il tredicesimo capitolo si entra nel campo della letteratura. Dalle “Metamorfosi” di Ovidio: Giove per nascondere il suo adulterio alla moglie è costretto a trasformare la sua amante, la ninfa fluviale “Io”, in una mucca. Con la dolorosa metamorfosi “Io” perde anche la parola. “Nella sabbia del fiume Inaco, l’animale muto ora tracciava ‘lettere al posto di parole’, una linea e un cerchio. […]. I e O erano sufficienti a raccontare l’intera storia del ‘triste mutamento’, e il dio-fiume (suo padre Inaco) fu il primo a leggerle”.
    La scrittura del nome “IO” è l’unica traccia del mutamento. “Questo resto è il nome scritto dalla ninfa scomparsa”. “IO” tracciato sulla sabbia “designa” la trasformazione, testimonia il mutamento, “tradisce” la metamorfosi.
    “La scrittura, in breve, è una creazione della mucca: quel resto prodotto dalla definitiva scomparsa della voce”.

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  4. è una cosa stranissima
    nel mio nuovo post
    che è stato scritto questo pom
    poi spostato in cantiere .
    ho messo la frase _ il mio alfabeto musicale- non avevo letto il tuo post
    e ora trovo questo -mah

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  5. farouche ha detto:

    amour come faresti senza di noi…ti si coccola eh: -)

    “La tua ineffabile presenza rischiarata nei codici della poesia”. ? la mia memoria non mi assiste ma mi suona familiare

    poi vado a tirar giù dallo scaffale le metamorfosi…

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  6. alfred58 ha detto:

    “La tua ineffabile presenza | rischiarata nei codici della poesia | nei tuoi sogni infuocati, solo un respiro di me, | lontanissima eppure così vicino a te” (R. R. Florit).

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  7. alfred58 ha detto:

    “La tua ineffabile presenza – rischiarata nei codici della poesia – nei tuoi sogni infuocati, solo un respiro di me, – lontanissima eppure così vicino a te” (R. R. Florit).

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  8. lui dice d’averla perduta.
    ora parla pianissimo .sussurra soltanto.
    il resto è parvenza.
    ora lo sente davvero solo chi lo ama.

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  9. farouche ha detto:

    ecco lo sapevo, e pro convinta che lavessi scritta tu a me…mi stono bevuta anche gli ultimi neuroni…azz!

    peò anche tu non scherzi eh…hai commentato due volte…:-)))))

    ‘notte miei adorati sto cadendo a pezzi!

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  10. alfred58 ha detto:

    “ora lo sente davvero solo chi lo ama.”

    è una dichiarazione d’amore…
    ma ora farouche dorme e non mi “sentirà” più…

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