Beckett – Neither

NEITHER

To and fro in shadow from inner to outershadow
from impenetrable self to impenetrable unself by way of neither
as between two lit refugees whose doors once neared gently close,
once turned away from gently part again
beckoned back and forth and turned away
heedless of the way, intent on the one gleam or the other
unheard footfalls only sound
till at last halt for good, absent for good from self and other
then no sound
then gently light unfading on that unheeded neither
unspeakable home

Samuel Beckett, “The Complete Short Prose” (Grove Press, New York, 1995)

***

NI L’UN NI L’AUTRE

va-et-vient dans l’ombre, de l’ombre intérieure à l’ombre extérieure
du soi impénétrable au non-soi impénétrable en passant par ni l’un ni l’autre
comme entre deux refuges éclairés dont les portes sitôt qu’on approche se ferment doucement,
sitôt qu’on se détourne s’entrouvrent doucement encore
revenir et repartir appelé et repoussé
sans percevoir le lieu de passage, obnubilé par cette lueur ou par l’autre
seul bruit les pas que nul n’entend
jusqu’à s’arrêter pour de bon enfin, pour de bon absent de soi et d’autre
alors nul bruit
alors doucement lumière sans déclin sur ce ni l’un ni l’autre non perçu
cette demeure indicible

 

(traduit de l’anglais par Edith Fournier)

Samuel Beckett, Pour finir encore et autre foirades, Les Éditions de Minuit

***

NÉ L’UNO NÉ L’ALTRO

Avanti e indietro nell’ombra dall’ombra interiore a quella esteriore
dall’impenetrabile sé all’impenetrabile non-sé passando per né l’uno né l’altro
come tra due rifugi illuminati le cui porte non appena ci si avvicina lentamente si chiudono,
non appena girata la testa si socchiudono lentamente ancora
fatto un cenno avanti e indietro e voltata la testa
incurante del cammino, attento all’uno o all’altro barlume
solo rumore i passi non uditi
fino a fermarsi per davvero infine, assente per davvero da sé e dall’altro
allora nessun rumore
allora dolcemente luce imperitura su quell’inosservato né l’uno né l’altro
inesprimibile rifugio
***

“Ma se l’altro esiste come un incubo, contro di me, « come posso essere io? »; se il volto dell’altro non mi riflette più, non è più il ‘luogo’ dove posso riflettere me stesso, ma, all’opposto, si è fatto enigma, l’io stesso non diverrà che il ‘luogo’ del proprio smarrirsi. « Sì, ricordo. Che fui io. Fui io allora ». L’io fu. Ora non restano che la voce che giunge a qualcuno nel buio.” (M. Cacciari, Dopo l’ultimo giorno).

Advertisements
2 commenti
  1. Grazie per la poeesia non la conoscevo. Ma impenetrabile non è solo l’altro o indifferente, anche l’io è impenetrabile, l’io e il non-io eludono la conoscenza nonostante il tentativo di farlo che si svolge andando avanti ed indietro tra l’uno e l’altro. Fino a che, abbandono lo sforzo di osservare ci si trova in uno stato di luce imperitura, che secondo me non è il giorno ma uno stato interiore. E’l’inesprimibile rifugio dello stato dove ci si arrende alla non conocenza e si smette lo sforzo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: