Berkeley / esse est percipi

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“È inoltre evidente che nessuna idea che non è essa stessa percepita può essere il mezzo di percepire qualsiasi altra idea. Se non percepisco il rossore o il pallore del volto di un uomo di per se stessi, è impossibile che io percepisca per mezzo di questi le passioni che sono nella sua mente1”. La percezione si riferisce, dunque, in primo grado alla sensazione; quello che io “leggo” immediatamente è il pallore, o il rossore, la loro idea, non le passioni sottostanti, ovvero le idee che agitano queste passioni. Come afferma Berkeley la distanza è percepita prima di tutto come un movimento degli occhi, così come il pensiero di un uomo può essere afferrato solo attraverso parole che abbiano una coerenza intrinseca. Le idee si compongono per associazioni (non logiche, non matematiche) percepite.

1  Berkeley, Saggio su una nuova teoria della visione

http://www.loescher.it/filosofia_web/berkeley_esse.html

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3 commenti
  1. farouche ha detto:

    chi è l'autore del quadro? Somiglia  tanto agli encausti di Giorgio…

    ciao Grazia cara, bentrovata!

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