Ghérasim Luca / 1977

« En tant que mot lancé dans l’espace, je ne sens pas le besoin de le décrypter et de le justifier même si je peux jeter des lumières sur son apparition. La façon dont je vois et je sens que si je parle de ce poème, je l’appauvris. Pour moi c’est une tentative de prononcer un mot et si on prononce un mot avec son corps, si on prononce viscéralement au lieu de le prononcer uniquement au bout des lèvres dans une fonction du mot, dans une phrase en fin où il a une fonction subalterne finalement parce qu’il est là pour servir à formuler une pensée, une idée. Or ce mot est lissé dans son existence matérielle et le passage d’une syllabe à l’autre ouvre des labyrinthes enfin, je suis persuadé que si on prononce vraiment un mot, on dit le monde, on dit tous les mots. Si on essaye de faire corps avec le mot alors on fait corps avec le monde et on sert tout son pouvoir d’explosion et le mot est une vibration solidifiée finalement, il est dans un état d’esclavage par définition parce qu’il est cristallisé dans un concept. Mais si on le sort de sa forme et de sa condition de mot, sa condition limitée à ce qu’il est enfin, le mot est comme un être, enfin, qui est enfermé dans sa condition humaine et qui est ce qu’il est. » (Ghérasim Luca, 1977).

“In quanto parola lanciata nello spazio, non sento il bisogno di decifrarla e di giustificarla, anche se posso gettare una luce sulla sua comparsa. Immagino e intuisco che se parlo di una poesia, l’impoverisco. Per me è solo il tentativo di pronunciare una parola, se si pronuncia una parola col proprio corpo, se la si pronuncia visceralmente, invece di pronunciarla soltanto a fior di labbra nella funzione che ha la parola, ovvero in una frase dove ha soltanto una funzione subalterna, perché lì serve a formulare un pensiero, un’idea. Ora, questa parola è levigata nella sua esistenza materiale e il passaggio da una sillaba all’altra apre dei labirinti; sono persuaso che se si pronuncia veramente una parola, si dice il mondo, si dice tutte le parole. Se si prova a fare allora corpo con la parola si fa corpo col mondo, si usa tutto il suo potere dirompente e la parola è una davvero una vibrazione solidificata; è, per definizione, in uno stato di schiavitù se è cristallizzata in un concetto. Ma se la si porta fuori dalla sua forma e dalla sua condizione di parola, la sua condizione limitata solo a ciò che è, la parola è come un essere, racchiusa infine nella condizione umana ed è ciò che è. (tr. alfredo riponi)

 

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