JULIEN GRACQ – Au CHATEAU D’ARGOL

– il cherchait l’angle d’incidence unique sous lequel le tympan, dépourvu de sa puissance d’arrêt et de diffusion, se ferait perméable comme le pur cristal et convertirait le corps de chair et de sang en une sorte de prisme à réflexion totale où le son s’accumulât au lieu de le traverser et irriguât le cœur avec la même liberté que le milieu sanguin, rendant ainsi au mot profané d’extase sa véritable signification. Une vibration sonore de plus en plus concentrée paraissait le signe extérieur de la sombre ardeur de cette recherche, et se posait sur toute chose en foisonnant à profusion comme un essaim soudain disloqué. Enfin une note tenue avec une constance merveilleuse éclata dans une inouïe splendeur et, prenant appui sur elle comme sur une plage sonore, s’éleva une phrase d’une indicible beauté. […]. Et la fin du souffle qui se retirait de la poitrine à mesure qu’il s’élevait vers des hauteurs incroyables laissa derrière lui monter dans le corps entièrement vacant le flux salubre d’une mer libre et légère comme la nuit.

[Julien Gracq, Au Château D’argol, Librairie José Corti, 1938, pp. 112-113]

 

– cercava l’angolo di incidenza unico sotto cui il timpano, privo del suo potere di arresto e di diffusione, diventerebbe permeabile come il puro cristallo e convertirebbe il corpo di carne e di sangue in una sorta di prisma a riflessione totale dove il suono si accumulasse invece di attraversarlo e irrigasse il cuore con la stessa libertà del mezzo sanguigno, rendendo così alla parola profanata estasi il suo vero significato. Una vibrazione sonora sempre più concentrata sembrava il segno esteriore dell’oscuro ardore di questa ricerca e si posava su ogni cosa moltiplicandosi a profusione come uno sciame improvvisamente disperso. Infine, una nota tenuta con una costanza meravigliosa esplose in un inaudito splendore e, prendendo appoggio su se stessa come su una spiaggia sonora, si innalzò una frase di indicibile bellezza. […]. E la fine del respiro che fuoriusciva dal petto via via che si innalzava verso altitudini incredibili lasciò salire dietro sé nel corpo interamente vacante il flusso salubre di un mare libero e leggero come la notte.

 

tr. alfredo riponi

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