Ghérasim Luca – La Fine del mondo (Poesie 1942-1991)

Ghérasim Luca – La Fine del mondo (Poesie 1942-1991) – Joker edizioni

La poesia di Ghérasim Luca è un “ondeggiamento” del pensiero, che raccoglie l’eredità filosofica e letteraria della modernità e la sovverte. Quest’antologia offre, per la prima volta al lettore italiano, la possibilità di entrare nell’universo creativo di Ghérasim Luca (1913-1994) attraverso un percorso poetico di grande suggestione, che raccoglie i testi di più forte impatto emotivo (Il sogno in azioneAl limitare d’un bosco), senza tralasciare i classici dei suoi recitals (Quarto d’ora di cultura metafisica), le prime prose poetiche surrealiste (Un Lupo attraverso una lente) e quello che può essere considerato il suo manifesto poetico, inedito in volume (Il beccheggio della mia lingua). Il titolo scelto per l’antologia La Fine del mondo riprende quello del libro uscito nel 1969, dove si trovano testi che costituiscono, secondo le parole di Ghérasim Luca, «un’arte erotica» della poesia. Nel poema Il suo corpo leggero c’è un’unica domanda ripetuta da un capo all’altro del testo – è la fine del mondo? – che indica la fragilità dei rapporti tra l’uomo e quel che lo circonda.

* * *

Il beccheggio della mia lingua

Parole duttili
e fin dall’inizio celate:
la conca del silenzio sfiora quella delle scogliere…
perciò questo racconto

Catturato dal magnete del nonsenso
parlo pressappoco di questo
per dire precisamente quello

Io sono ahimè!
dunque mi si pensa

(Il cieco mira all’aquila
e tira su un sordo)

Così io vivo
ciò che vedo
e la mia voce si vota
all’io che s’estingue

Come il «duttile» nel dubbio
sono io il «suono» dei miei sogni?

All’ascolto di quest’orgia
di parole e di asceti
il mio Demone sonoro agisce
su un mondo che si nega
s’annega e s’annoda
in fondo alla mia gola

Stregone per onde ritmi
orde…

Per il rito della morte delle parole
scrivo le mie grida
le mie risa più che folli: false
e la mia etica fonetica
la getto come un sortilegio
sul linguaggio

Al di qua di questo
e al di là di quello
Fuori fuori di me

Perché essere altrove
strappa prima l’ora
poi il metro
la loro fine è qui
muro del suono
dove si fucila un eroe
infinito
la cui onda invisibile
getta un tessuto di parole
– un infimo drappo funebre –
sul nudo di una muta
sdraiato come un otto
nelle braccia dello zero..

* * *

 

Grida vane

Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi

Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da fare
e che non facciamo nient’altro
continuamente
che è un modo per dire
che non facciamo niente
un modo di non far niente
e di dire quel che facciamo

Nessuno a cui poter dire
che non facciamo niente
che non facciamo
che quel che diciamo
cioè niente.

reperibile qui: http://www.ibs.it/

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