« Sulla letteratura » / H. Heissenbüttel

 

Estratto da “Sulla letteratura” di  Heissenbüttel che già nel 1966 faceva il punto sul futuro della poesia… indicando la via…

 

 

1. “Des mots, des groupes de mots, des phrases s’organisent en fonction d’un je ne sais quoi qui, au début, échappe à mon appréhension conceptuelle. Et pourtant ces bouts de phrases sont comme des traits de lumière qui transpercent ma cécité foncière. Le principe selon lequel ces détails se combinent (ce qu’on appelle principe formel) est d’ordre thématique. Le thème est toujours en la circonstance ce qui, par sa capacité de réunir et d’assembler, éclaire en concrétisant (il ne se définit pas par le contenu)”.

 

“Parole, gruppi di parole, frasi che s’organizzano in funzione di un non so che, che, all’inizio, sfugge alla mia comprensione concettuale. E tuttavia questi pezzi di frasi sono come lineedi luce che trapassano la mia innata cecità. Il principio secondo cui questi dettagli si combinano (ciò che chiamiamo principio formale) è di ordine tematico. Il tema è sempre nella circostanza quello che, per la sua capacità di riunire e di assemblare, illumina concretizzando (non si definisce per il contenuto)”.

 

2. “D’une part on s’efforce par principe, dans un dessein conservateur, de sauver ce qui reste à sauver. Mais ces tentatives ne sauvent rien du tout, elles ne font que souligner le dilemme. De l’autre, les éléments du langage, que ce soit des vocables, ou des phonèmes, ou des fragments de phrases isolés, ou des schémas syntaxiques abstraits condensés en formules, sont par erreur considérés comme un simple matériau, de simples pierres dont on peut user à volonté. Cette réaction elle aussi ne conduit manifestement pas à la solution, mais bien au contraire à l’aggravation du dilemme”

 

“Da un lato ci si sforza per principio, in un progetto conservatore, di salvare ciò che resta da salvare. Ma questi tentativi non salvano proprio niente, non fanno che sottolineare il dilemma. Dall’altro, gli elementi del linguaggio, che siano dei vocaboli, dei fonemi, dei frammenti di frasi isolate, o degli schemi sintattici astratti condensati in formule, sono erroneamente considerati come un semplice materiale, semplici pietre di cui ci si può servire a volontà. Anche questa reazione non porta evidentemente ad alcuna soluzione, ma al contrario all’aggravamento del dilemma”.

 

3. “Ce qu’on lit mot pour mot révèle souvent son sens avant que l’on puisse le formuler clairement. Et puis ces structures sont ouvertes. De part leur nature elles appellent une réplique dans l’imagination verbale du lecteur ou de l’auditeur. Le fait qu’elles soient ouvertes, et non fermées selon des modèles formels comme ceux de la poésie conventionnelle, cela me paraît être un signe de confiance en soi. Mais on apprend par cœur à reconnaître, plus aisément qu’on ne le croit, les limites de l’arbitraire. Il faut seulement se plonger une bonne fois dans ce genres de structures. Ce qui s’élimine garde alors un sens en tant qu’exercice”

 

“Ciò che si legge parola per parola rivela spesso il suo senso prima che si possa formularlo chiaramente. E poi queste strutture sono aperte. Per loro natura chiedono una replica nell’immaginazione verbale del lettore o dell’ascoltatore. Il fatto che siano aperte, e non chiuse secondo modelli formali propri della poesia convenzionale, ciò mi sembra essere di per sé un segno di fiducia. Ma s’impara presto a riconoscere, più facilmente di quanto non si creda, i limiti dell’arbitrario. Bisogna soltanto immergersi una buona volta in questo genere di strutture. Ciò che si elimina conserva allora un senso in quanto esercizio”.

 

[trad. mia dal francese].

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1 commento
  1. gheorghe iova ha detto:

    Io ho conosciuto un cmmento su di “Textbuch 1,2,3,4,5,6″di Heissenbutel nel la rivista francese “Critique”,all’anno 1973.Io ho pensato con lui.M’interessa tutto sul Heissenbuttel.

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