Lowry | Sotto il vulcano

Dopo che l’umidità e i detriti avessero compiuta la loro opera entrambe le due metà di quella roccia folgorata sarebbero crollate in polvere. Era inevitabile, stava scritto sulla fotografia… Lo era davvero? Non c’era un modo per salvare la povera roccia della cui immutabilità fino a poco tempo prima nessuno si sarebbe sognato di dubitare! Ah, chi ci avrebbe pensato allora se non come a un’unica roccia tutta d’un pezzo? Ma poi ch’era stata spaccata, non c’era modo, prima che la totale disintegrazione si verificasse, di salvare almeno le metà separate? Non c’era modo. La violenza del fuoco che aveva spezzato la roccia aveva anche causato la distruzione di ogni parte separata, cancellando la forza che avrebbe potuto tenerle unite. Oh, ma perché, in virtù di qualche capricciosa taumaturgia geologica, non si potevano ancora saldare insieme i pezzi? Ella anelava a sanare la roccia ferita. Era lei una delle metà e desiderava salvare l’altra, voleva che tutt’e due potessero essere salvate. Con uno sforzo superlapidario, ella si spinse più vicino all’altra roccia, versò tutta la piena delle sue scuse, delle sue lacrime appassionate, disse tutto il suo perdono: l’altra roccia rimase impassibile, immota. “Tutto questo va molto bene,” diceva, “ma si dà il caso che sia colpa tua e, quanto a me, intendo disintegrarmi a mio piacere!”

[da: Malcolm Lowry, Sotto il vulcano, Feltrinelli 1961]

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: