P. Handke

Concordavano di nuovo sul fatto che, qualunque fosse la ragione, il suono più delicato poteva piombarti addosso rumorosamente e che talvolta il silenzio stesso si amplificava in un frastuono di fronte al quale ti saresti voluto rifugiare in un fracasso vero e proprio. Così come non riuscivi a liberarti di determinate immagini, sebbene da un pezzo fossero molto distanti nel tempo e nello spazio, anche un fracasso vissuto come pericoloso e ostile, dopo essere ammutolito nel mondo esterno continuava ad agire dentro di te. Il silenzio non si attuava più. II ronzio dei giorni seguitava a ronzare anche di notte, nei sogni. Lo stridio del metallo contro il metallo ti perseguitava fin nel deserto.

[da: P. Handke, La notte della Morava, Garzanti, p. 102]

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