consistances de la prose / pierre alferi

consistenze della prosa / pierre alferi

Se si ammette che ogni esperienza, quando è forte, si dà sotto le configurazioni del discontinuo, e che lo scritto – frasi, linee, versi, pagine che si susseguono – è un continuum, allora il primo lavoro di scrittura non è fare del discontinuo ma proprio fare del continuo. Ogni volta che la letteratura si volge – conversione decisiva – verso il suo presente che si presenta sempre più o meno male, ossia verso la percezione, lo scambio amoroso, la parola quotidiana, la società, ecc., la prima domanda è: come fare del continuo con questo, quale continuo farne, come concatenare? Anche in epoca recente dove si praticava, a fini di «sovversione», di «effetti di reale» o di rinnovamento ritmico, delle rotture ostentate – di tono, di sintassi – e delle omissioni, la domanda principale, soggiacente a tutte queste pratiche, e che appare, a distanza, ancor più pressante, era questa: quale tipo di continuum si ricostituisce oltre queste interruzioni, quale consistenza, quale qualità di materia è quindi conferita al testo considerato nella sua totalità?

 

 

consistances de la prose / pierre alferi

Si l’on admet que toute expérience, quand elle est forte, se donne sous les espèces du discontinu, et que l’écrit – phrases, lignes, vers, pages qui se suivent – est un continuum, alors le premier travail d’écriture n’est pas de faire du discontinu mais bien de faire du continu. Chaque fois que la littérature se tourne – conversion décisive – vers son présent qui toujours se présente plus ou moins mal, c’est-à-dire vers la perception, vers le commerce amoureux, vers la parole quotidienne, vers la société, etc., la première question est : comment faire du continu avec ça, quel continu en faire, comment enchaîner? Même à l’époque récente où l’on pratiquait, à des fins de « subversion », d’« effets de réel » ou de renouvellement rythmique, des ruptures ostensibles – de ton, de syntaxe – et des omissions, la question principale, sous-jacente à toutes ces pratiques, et qui apparaît plus pressante encore avec le recul, était celle-ci : quel type de continu se reconstitue par-delà ces interruptions, quelle consistance, quelle qualité de matière est alors donnée au texte pris en totalité?

[da Pierre Alferi, Brefs, P.O.L. 2016, p. 115]

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