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In terapia dall’età di quattordici anni, a trenta, dopo tre di sospensione, Jean-Jacques Abrahams torna dal suo analista con un magnetofono. Questi si oppone energicamente alla presenza dell’orecchio meccanico, ne segue un violento scontro verbale e l’invio di Abrahams a un’istituzione psichiatrica. Fuggito calandosi dal terzo piano del manicomio, trascrive il testo registrato con il magnetofono e lo manda a Sartre, che lo pubblica su “Les Temps Modernes”, con repliche stizzite di Pontalis e Pingaud. Questo l’inizio della storia. Negli anni Settanta Abrahams, sull’onda della notorietà acquisita, pubblica un volume di scritti. Nel 1977 lo psicoanalista milanese Elvio Fachinelli pubblica il dialogo aggiungendo un proprio intervento a quelli già apparsi in “Les Temps Modernes”. Abrahams compare inoltre citato, con l’amica Sophie Podolski, nelle opere di Roberto Bolaño.
Questo volume è una tappa ulteriore della fortuna di Jean-Jacques Abrahams, una ripresa del suo gesto e della sua interrogazione, e in più una contestualizzazione dell’ambiente culturale che alla vicenda fa da sfondo.

Contributi di Pietro Barbetta, Giacomo Conserva, Laura Erber, Elvio Fachinelli, Naninga Lens, Lea Melandri, Alfredo Riponi, Antonello Sciacchitano, Enrico Valtellina

http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=501&tipo=anticipazioni

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