sotto la cupola. passeggiate con paul celan | jean daive  

– Mhmm…

L’ospedale ti aiuta a guardare, a pensare il mondo che si trova al di là del muro, al di là della siepe. Ti basterebbe saltare e non puoi più: la medicina ti inchioda a terra. Ha notato che a Sainte-Geneviève-des-Bois non c’erano più neppure siepi: un ampio prato circolare e intorno del filo di ferro all’altezza delle ginocchia. Ti è impossibile camminare a lungo sul prato e a maggior ragione scavalcare il filo di ferro. Non ti resta che pensare.

– Sui ligustri crescono arance.

– È lì che bisogna portare il mondo, seduti su una sedia o con la testa appoggiata su un cuscino. All’improvviso porti il mondo senza l’aiuto delle braccia, solo con del fumo. All’improvviso il mondo rimbalza davanti a te, sull’erba, sul filo di ferro.

– Mhmm… Pensa che il mondo così portato possa essere una guida?

– La poesia non è per forza una guida provvisoria come il mondo?

– Mhmm…

– Non dimentichi? C’è un lupo da qualche parte e il lupo mangia tutto: il provvisorio, la guida, la stampella, voglio dire il provvisorio o persino la stampella del provvisorio e la stampella della guida. Sa, il lupo non balbetta.