E quel criminale a Berlino aizzava tutto il popolo verso la morte e l’orrore per diventare sempre “più grande” e “più unico”, mostruoso incrocio tra Nerone e Savonarola; peccato però, che sarebbe sfuggito alla giustizia del popolo ingannato, più vigliacco di ognuno dei suoi soldati. Ma abbiamo già parlato troppo di lui. – Su il bavero e giù i paraorecchi; fa un freddo cane.

[Arno Schmidt, Il Leviatano o il migliore dei mondi, Linea d’ombra, 1991]     

     

Sì, io sono il Signore e non muto. (Malachia 3, 6)

«Felicità solo nel caso io possa sollevare il mondo nel puro, nel vero, nell’immutabile» (F. Kafka, Diari)

«Bisognerebbe dunque vivere senza ideologia? Sarebbe come vivere senza sognare. Impossibile “Dobbiamo sognare” diceva Lenin. “Dobbiamo rivoltarci” diceva Mao. Questo “dobbiamo”, alcuni se ne sono accorti, era un imperativo, imperioso. Vi appariva, in filigrana, il tiranno, bestia nera dei padroni del pensiero». «Tout se passe comme si l’idéologie, dans ce qu’elle a d’immuable, ne supportait pas la brèche ouverte par laquelle apparait ce qui échappe au langage». (F. Deligny)

«Que l’œil soit l’œil depuis longtemps, et, pour tout dire, depuis toujours, me permet de penser que l’appareil à repérer est l’appareil à repérer depuis longtemps, et même depuis toujours, immuable. Voilà un mot qui va de pair avec la nature, et par là même, fort mal réputé». (F. Deligny)

http://www.spirali.it/autore/libri/24055/fernand-camille-emile-deligny/

Se apri l’imposta, se è quasi sera. Se è da qui, dominando l’insieme dei tetti. Piani viola e fratture più cupe, brune, color malva. Così, in questo posto che devo occupare, uscito da quello che fu il mio letto per questa prima notte, l’aria si muoverà insensibilmente all’altezza delle mie ginocchia.

(Jacques Henric, Caroselli, 1980, p.15)

La chair avant l’incarnation est celle d’Adam. Elle lui inspire la concupiscence même : parler la langue de Dieu, manger le fruit du savoir absolu. Elle est condamnée à la souffrance et à la mort, dans l’expulsion hors du Paradis, protégée par la Voix inappropriable. La chair est l’insoumission, elle « ne peut même pas se soumettre à la loi de Dieu » (Romains, VIII, 5-10)

La carne prima dell’incarnazione è quella di Adamo. Lo spinge anche alla concupiscenza: parlare la lingua di Dio, mangiare il frutto del sapere assoluto. È condannata alla sofferenza e alla morte, nell’espulsione fuori dal Paradiso, protetta dalla Voce inappropriabile. La carne è l’insubordinazione, “non può sottomettersi nemmeno alla legge di Dio” (Romani, VIII, 5-10) 

[Jean-François Lyotard, Misère de la philosophie, Galilée 2000]

Sotto forma della potenza sovvertitrice qui descritta il denaro si presenta poi anche in opposizione all’individuo e ai vincoli sociali, ecc., che affermano di essere entità per se stesse. II denaro muta la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, il padrone in servo, la stupidità in intelligenza, l’intelligenza in stupidità.   

Poichè il denaro, in quanto è il concetto esistente e in atto del valore, confonde e inverte ogni cosa, è la universale confusione e inversione di tutte le cose, e quindi il mondo rovesciato, la confusione e l’inversione di tutte le qualità naturali ed umane.

Chi può comprare il coraggio, è coraggioso anche se è vile. Siccome il denaro si scambia non con una determinata qualità, né con una cosa determinata, né con alcuna delle forze essenziali dell’uomo, ma con l’intero mondo oggettivo, umano e naturale, esso quindi, considerato dal punto di vista del suo possessore, scambia le caratteristiche e gli oggetti gli uni con gli altri, anche se si contraddicono a vicenda. È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi.

Se presupponi l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia ecc. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uornini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo, e con la natura, dev’essere una manifestazione determinata e corrispondente all’oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un’infelicità.

[Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, NUE 92, Einaudi 1968]

«… che le nostre attuali nozioni del tempo sono tutte illusorie. II simbolo piu prossimo a essere compreso mi sembra ancora, a questo proposito, quello di Giosuè che arresta il Sole (bisogna capire che se il Sole si fosse arrestato in senso astronomico, tutti ne avrebbero approfittato: i nemici di Giosuè avrebbero avuto a disposizione lo stesso sovrappiù di tempo, e se ne sarebbero serviti (niente sarebbe cambiato: il che mostra il carattere soggettivo di quel « tempo »). II Sole dunque si è fermato solo per lui – o solo per gli Ebrei – in altri termini, è lui, Giosuè, che si è fermato rispetto al Sole, mentre i nemici continuavano a essere trasportati dal turbine dell’illusoria durata). L’uomo che conosce la natura illusoria del tempo può agire come se creasse a volontà il tempo di cui ha bisogno per fare cio che vuol fare (in rari momenti in cui si è costretti a fare pùi cose di ordine diverso nello stesso tempo, si puo avere una vaga idea di questo).»

(René Daumal, Lettera, 1939)

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Per Mario Galzigna (1944-2020)

«Dio» vuol dire: la morte può mettere fine a un mondo, ma non può significare la fine del mondo. Un mondo può sempre sopravvivere a un altro. Ci sono più mondi. Più di un mondo possibile. È ciò che vorremmo credere per quanto poco crediamo o crediamo di credere in «Dio». Ma la morte, la morte stessa, se esiste, non lascia alcuno spazio e alcuna possibilità né alla sostituzione né alla sopravvivenza del «solo e unico» che fa di ogni vivente (animale, umano o divino) un vivente solo e unico. (Jacques Derrida, Ogni volta unica, la fine del mondo)

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La prima parte di “Rivolte del pensiero” è un racconto in presa diretta da un Dipartimento di salute mentale, dove torna prorompente la parola che meglio rappresentava Mario Galzigna: “condivisione”. «La condivisione delle esperienze e dei vissuti – del disagio, della sofferenza, delle emozioni, della gioia – ha dato forma, energia e coloritura affettiva al contenuto delle mie rappresentazioni, che non passavano esclusivamente attraverso lo scambio verbale, la parola scritta, l’elaborazione concettuale. Passavano anche attraverso gli sguardi, i silenzi, il linguaggio del corpo».

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«L’attesa del Secondo avvento di Cristo rappresenta l’aspetto profetico del Cristianesimo ed è impossibile rimuoverla. Nei lunghi secoli della sua esistenza oggettiva, il cristianesimo si è talmente rappreso in una religione ereditaria, nazionale e collettiva, diretta esclusivamente dal sacerdozio, che lo spirito profetico vi si è inaridito tanto da apparire persino eretico. Nel cattolicesimo lo spirito del profetismo è rappresentato esclusivamente da donne: sant’Ildegarda, Maria des Vallées, Caterina Emmerich. Nel cristianesimo sono sopravvissuti elementi tipici di religioni naturali e non spirituali, contro i quali il profetismo, teso alla religione dello spirito, è sempre stato chiamato a insorgere. Assistiamo ormai a fenomeni di questo tipo: gli uomini possono essere cattolici o ortodossi, appartenenti cioè a precise correnti confessionali, ma assai poco cristiani, giacché non hanno accolto la fede spiritualmente e interiormente bensì esteriormente. Sono questi uomini che più di ogni altro temono lo spirito profetico, poiché esso rappresenta una minaccia per la loro religione di tipo domestico-naturalistico e intrisa di esteriore autoritarismo. La stessa Apocalisse, il libro profetico del Nuovo Testamento, può essere interpretata non già interiormente, come simbologia dello spirito, ma sotto l’aspetto naturalistico, diremmo quasi materialistico. In tal caso, le visioni apocalittiche non offrono più uno spirito di profezia e di creazione, bensì il trionfo di un panico superstizioso e la negazione della vita stessa.»

« Comment, dans ces conditions, fais-je pour écrire, à ne considérer de cette amère folie que l’aspect manuel ? Je ne sais pas. Je pourrais le savoir. Mais je ne le saurai pas. Pas cette fois-ci. C’est moi qui écris, moi qui ne puis lever la main de mon genou. C’est moi qui pense, juste assez pour écrire, moi dont la tête est loin. Je suis Mathieu et je suis l’ange, moi venu avant la croix, avant la faute, venu au monde, venu ici » (S. Beckett, L’innomable).

“Come, in queste condizioni, riesco a scrivere, a non considerare di quest’amara follia che l’aspetto manuale ? Non lo so. Potrei saperlo. Ma non lo saprò. Non questa volta. Sono io che scrivo, io che non posso sollevare la mano dal mio ginocchio. Sono io che penso, quel poco che basta per scrivere, io la cui testa è lontana. Sono Matteo e sono l’angelo, io venuto prima della croce, prima della colpa, venuto al mondo, venuto qui”. (S. Beckett, L’innominabile).