Gli stati mistici del poeta non sono delirio ripete Artaud; Rodez 1945 (Artaud rinchiuso dal 1937 per delirio mistico).

Morte di Artaud, 1949.

(Jacques Henric, Caroselli, 1980, pp.68-69)

Annunci

 

En Polésine on voit de grandes couvertures de couleurs qui pendent depuis le dessous des nuages ou qui ondulent dans la pluie qui fait peu de bruit. L’Italie n’en a pas fini de nous réabsorber par capillarité, mais il ne me parait pas inutile d’y aller quand même pour jeter un coup d’œil à ces couverures qui déploient leurs coins et donnent des claques, quand elles ne sont montées qu’à moitié des arbres comme les ornes ou les charmes près des maisons. On va ensemble à la dernière fermata (l’arrêt d’autobus) où on ne peut lire le nom de l’arrêt tellement les gens ont écrasé de moustiques sur le panneau de fer émaillé. Voyer vous mon cher :long chant fumeux paroleux chapeletesque sur le confin coloré, sillonné, à la fin des heures chaudes, par les mouches à merde qui sont si belles en Polésine que certain castrat, célèbre autrefois à Assise, en faisait venir par petits paniers de métal dans lesquels elles pouvaient bruire à l’aise tandis qu’il les écoutait et les regardait avec envie, pour les croquer purement et simplement quelques instants avant de monter en scène.

(Denis Roche, Louve basse)

Si vedono in Polesine larghe coperte colorate che scendono da sotto le nuvole o ondeggianti nella pioggia che fa poco rumore. L’Italia non ha finito di riassorbirci per capillarità, ma non mi sembra inutile tuttavia andarci per dare un’occhiata a queste coperte che spiegano i loro angoli e danno schiaffi, quando sono appese a metà degli alberi, olmi o carpini, vicino alle case. Si va insieme all’ultima fermata dell’autobus dov’è oramai impossibile leggere il nome della fermata per le innumerevoli zanzare schiacciate dalla gente sul cartello di ferro smaltato. Vedete mio caro: lungo canto fumoso e sfilza di parole sul confine colorato, solcato, alla fine delle ore più calde, dalle mosche a merda talmente belle in Polesine, che un celebre castrato di Assisi ne faceva venire a piccoli panieri di metallo dove potevano frusciare liberamente mentre le ascoltava e guardava con invidia, per poi sgranocchiarle puramente e semplicemente qualche istante prima di andare in scena. (trad. mia)

(Denis Roche, Lupa bassa)

 

anterem numero 95/2017 : maurice roche da “compact” (pp. 78-87)

https://webzine.sciami.com/la-voce-tra-corpo-e-linguaggio/

https://webzine.sciami.com/numeri-webzine/n-2-11-2017/

https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/7228/6987

https://www.alfabeta2.it/categorie/alfapiu/alfadomenica/

http://gammm.org/index.php/2018/01/25/beckett-pennequin-2007/

https://gammm.org/2016/05/19/il-dono-delle-lingue-pierre-alferi-2009

https://gammm.org/2016/03/10/a-che-cosa-serve-la-lince-denis-roche-1980/

https://gammm.org/2016/12/08/jacques-sivan-non-abbandonare-la-condizione-delle-cose-2003/

https://www.academia.edu/24734199/machine-manifeste_metamorfosi_in_cadute_ascensionali_jacques_sivan

http://www.edizionipgreco.it/libri/classici-della-filosofia/hegel-o-l-immanenza-della-verita.html

http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=501&tipo=anticipazioni

http://www.manifestolibri.it/louis-wolfson/

http://www.edizionijoker.com/Pagine%20libri/LAR%20-%20La%20Fine%20del%20Mondo%20-%20Gh%C3%A9rasim%20Luca.html#I%20testi

http://www.europe-revue.net/pages/recherche-par-titres/parutions%202016/Livret-G-LucaR.pdf

http://tysm.org/ante-mortem-humanimalites-2/

https://tysm.org/denis-roche/

https://www.quodlibet.it/recensione/1203https://www.quodlibet.it/recensione/1203        

https://www.quodlibet.it/recensione/600

https://www.academia.edu/29416743/laborintus_2_sanguineti_berio

https://www.academia.edu/28958390/auto-determinazione_gh%C3%A9rasim_luca

https://www.academia.edu/23507085/le_pre_est_veneneux_suzanne_doppelt

http://www.academia.edu/3474918/Jean-Marie_Gleize_Lun_et_lautre_Luno_e_laltra

https://www.academia.edu/5339556/La_poesia_fun_e_rivoluzionaria_di_Christophe_Fiat

https://www.academia.edu/3696078/passionn%C3%A9ment_gh%C3%A9rasim_luca

https://www.academia.edu/30665210/comedia_di_dante_massimo_sannelli

https://www.academia.edu/30667649/emily_dickinson_su_un_io_colonna_massimo_sannelli

http://www.academia.edu/3723511/Paolo_Lago_Pasolini_lombra_corsara_di_Menippo

https://www.academia.edu/2460470/la_fine_del_mondo_gh%C3%A9rasim_luca

Certe persone non hanno imparato tutta la vita a mettere in una frase la virgola al debito posto. Eppure la giusta divisione e sistemazione della frase, di cui la virgola è pietra di paragone, è il fondamento del pensiero esatto e dunque anche della conoscenza: per dirla in breve – (se ci concentriamo appunto su questo particolare), senza l’esatto collocamento della virgola non c’è conoscenza percettiva. Lo sbaglio fondamentale che più spesso commettiamo è infatti l’opinione che la virgola sia un segno che si lega alla congiunzione che introduce la seguente frase. Bisogna anzitutto dimenticare questo espediente scolastico, sorgente di tutto il male. Perché il complesso della frase è una massa fisica, un insieme di volumi da considerare come costruito nello spazio: le singole frasi sono corpi spaziali che si compenetrano a vicenda e talvolta (nel caso di parti o intere frasi inserite) persino corpi disgiunti, interrotti. La virgola poi sta del tutto naturalmente nel posto dove i margini dei corpi si toccano, o – se si tratta di una frase inserita — dove la sezione di una forma spaziale penetra attraverso la superficie di un’altra. In questo non ci si può sbagliare. Preceda o segua questa o un’altra parola (congiunzione), non ha il minimo significato nella frase.

[Vĕra Linhartová, Interanalisi del fluito prossimo, Einaudi 1969]

Se dicessi quel che dico per me stessa, non mi darei pensiero della fluidità. – Non vi capirei di più se lo dicessi a strappi oppure lentamente sotto l’apparenza della continuità. Non lo capisco in nessun caso. Ma se non lo dico per me stessa, posso forse defluire di qui. – II mio linguaggio è modulato dalla sonorità della voce, la continua voce monotona suona per me come un canto elegiaco, come il recitativo dei salmi che sale e scende prima della fine. – Se non è solo per me, posso condividere con te il timbro della continuità. Se ti snocciolo parole di elegie mentre, addormentandoti, ti allontani da me nel tuo sonno, divengo canto che ti accompagna oltre il limite, ti seguo illimitatamente nelle metamorfosi del tuo sogno. – La testa si dissolve infine con una lentezza insopportabile. Per il caldo e il respiro le cose appese al soffitto dondolano leggermente e girano.

[…]

Che cosa significa per me linguaggio: anzitutto non un agglomerato di parole. Le parole possono a volte anche esistere ciascuna in sé e per sé, e dunque anche non significare nulla. Piuttosto che un agglomerato, il linguaggio è una fiumana di parole, uno stretto alveo, in cui le parole si riversano, o piuttosto ancora uno sforzo di approfondimento, sempre un attimo prima che vi appaiano le parole che lo riempiranno. – A volta intendo la parola linguaggio nel significato di cosa comune, trovo un’analogia fonetica tra il ceco «řeč» (linguaggio) e il polacco «rzecz» (cosa), in connessione con «res», donde « rzecz pospolita» (res publica), dunque ciò che è fra noi che ho in comune con te. Ho con te il linguaggio, dico: Ho da fare con te, perché, per quel che mi concerne, ho rapporto con te, ed il linguaggio è tuttavia uno spazio di contatto lentamente creato. Le parole sono gli eredi di un trono eretto dall’atto dell’apostrofe.

 

[Vĕra Linhartová, Interanalisi del fluito prossimo, Einaudi 1969]